Multati due medici: hanno fatto propaganda elettorale grazie ai dati personali dei pazienti
Entrambi hanno diffuso materiale per sostenere la rispettiva candidatura in ambito comunale utilizzando come destinatari alcuni pazienti, che però non avevano mai acconsentito a tale utilizzo dei loro dati personali e, nello specifico, del loro indirizzo di casa

Illegittima la propaganda elettorale fatta da due medici attingendo ai dati personali dei rispettivi pazienti. Questo il punto fermo fissato dal ‘Garante per la privacy’ (provvedimenti del 13 febbraio 2025), che ha sanzionato con una multa ciascuno di 10mila euro un medico di base e un chirurgo oncologo. Entrambi hanno diffuso materiale per sostenere la rispettiva candidatura in ambito comunale utilizzando come destinatari alcuni pazienti, che però non avevano mai acconsentito a tale utilizzo dei loro dati personali e, nello specifico, del loro indirizzo di casa. Per il ‘Garante’ non si può prescindere da un principio: i dati personali raccolti nell’ambito dell’attività di cura della salute da parte dei medici non sono utilizzabili per fini di propaganda elettorale, sempre che non vi sia uno specifico consenso dei pazienti. A far emergere le due vicende sono state una segnalazione ed alcune notizie di stampa. Chiaro il quadro ricostruito dal ‘Garante’. In un caso l’illecito si è rivelato particolarmente grave, perché un chirurgo oncologo ha dichiarato di aver contattato una cinquantina di donne con le quali si era creato un rapporto “più stretto e personale” inviando loro lettere di propaganda elettorale. Per espressa ammissione del medico, le destinatarie erano tutte pazienti oncologiche e il contenuto del messaggio elettorale richiamava espressamente la loro malattia. In un altro caso, invece, un medico di medicina generale ha inviato una mail di promozione elettorale a cinquecento pazienti, i cui indirizzi erano stati messi contestualmente in chiaro e non in copia conoscenza nascosta, rivelando a tutti la condizione di malati di ciascuno di loro. Il fatto stesso di comunicare l’esigenza di un trattamento sanitario, ha chiarito il ‘Garante’, qualifica i dati personali come dati sulla salute e come tali meritevoli di particolari tutele. E quindi, in entrambe le circostanze, il trattamento dei dati dei pazienti poteva essere effettuato per finalità di cura e non anche per propaganda elettorale.